Il responsabile dei test di Q36.5, Mario Kummer, racconta il processo di sviluppo delle nuove scarpe Unique Pro.
Mario Kummer è l’ Official Head of Testing di Q36.5.
Questa posizione, tanto importante quanto unica, non è frutto del caso, ma il risultato di decenni di meticolosa attenzione al dettaglio tecnico: prima come ciclista professionista, poi come allenatore e direttore sportivo, affinando quello che i tedeschi chiamano Fingerspitzengefühl – una sensibilità acuta nel percepire le sensazioni trasmesse dall’attrezzatura tecnica e la capacità di tradurle in suggerimenti concreti e validi…
Questa settimana ci siamo seduti con lui per avere un punto di vista diverso sulle caratteristiche – e sulla storia di sviluppo – delle nuove scarpe Q36.5 Unique Pro…
Ricordi quali erano gli obiettivi discussi con Luigi Bergamo per le Unique Pro, ancora prima di realizzare un prototipo?
Ce n’erano diversi, ma la suola aveva un ruolo centrale. Volevamo una suola molto piatta ma rigida, per garantire la minima distanza possibile dall’asse del pedale e una trasmissione ottimale della potenza. Anche la calzata, il peso e la ventilazione erano aspetti fondamentali.
Com’è stato il primo prototipo? Quali caratteristiche hanno definito subito la nuova scarpa?
Mi è piaciuto subito il design: moderno, essenziale e molto tecnico. Adoro questo stile. La suola, completamente nuova, catturava subito l’attenzione. Durante i primi test ho notato che la zona avampiede più ampia offriva maggiore spazio e comfort, e mi faceva sentire ancora più stabile sui pedali. La costruzione tipo calza mi ha conquistato immediatamente: anche senza stringere i rotori BOA, il piede restava ben fermo all’interno della scarpa.
Sono stati realizzati 15 prototipi diversi durante lo sviluppo. Qual è stato l’aspetto più difficile da perfezionare? Quali dettagli hanno richiesto, volta dopo volta, un nuovo prototipo?
La sfida più grande è stata ottenere una calzata perfetta. Abbiamo provato molte soluzioni – i piedi sono estremamente diversi tra loro. Ogni prototipo ha incorporato diverse modifiche. Ad esempio, cambiando la forma della punta abbiamo ottenuto più spazio e comfort nella zona anteriore. L’interazione tra i rotori BOA e il tallone è cruciale per garantire stabilità e massima trasmissione della potenza. Ci abbiamo lavorato a lungo per trovare il posizionamento ottimale. Un altro obiettivo era evitare ogni punto di pressione.
Riesci a individuare un “fil rouge” tra tutti i prodotti Q36.5 e queste nuove scarpe Unique? Qual è?
Il filo conduttore è chiaro: l’altissima funzionalità, senza mai trascurare il design.
Ogni prodotto è sviluppato per supportare diversi obiettivi sportivi. Quando li indossi, devono aderire come una seconda pelle. Devono respirare e regolare la temperatura corporea – tenendoti fresco d’estate e caldo d’inverno. Devono essere così leggeri da non farsi notare. E ovviamente, anche l’estetica deve essere curata. Tutti i prodotti sono realizzati in modo sostenibile, anche con materiali riciclati o riutilizzabili.
Qual è la caratteristica che preferisci nelle Unique Pro definitive?
Ci sono tanti aspetti che apprezzo, ma per me la calzata è il più importante. Mi piace quando indosso una scarpa e si adatta perfettamente, anche senza stringere. Nessun punto di pressione. Amo anche la leggerezza, la stabilità e la rigidità della suola – mi dà un appoggio perfetto sui pedali.
Come descriveresti – in una sola frase – le Unique Pro a un potenziale cliente?
Pura alta gamma, sviluppata per soddisfare le massime esigenze. Trasferisce tutta la potenza sulla strada, senza dispersioni.
Quali miglioramenti può aspettarsi un ciclista che acquista le Unique Pro?
Si sente subito l’appoggio saldo sul pedale e la distanza minima dall’asse, per una trasmissione della potenza ancora più diretta. In più: leggerezza, ventilazione ottimale e una calzata eccezionale. Calzano come una calza, quasi non le senti addosso.
Qual è il ciclista con la maggiore sensibilità tecnica che hai incontrato nella tua carriera?
Difficile scegliere: sono tanti. La maggior parte dei professionisti cerca sempre il miglior equipaggiamento e va in cerca di soluzioni anche per vantaggi minimi. Basta osservare il Tour de France attuale per vedere approcci e accorgimenti molto diversi su abbigliamento e materiali – come Alaphilippe che ha preso un cartello da un tifoso in cima alla salita per infilarlo sotto la maglia come frangivento in discesa. Avremmo potuto offrirgli un’opzione migliore.
Qual è stato il prodotto più difficile da sviluppare, da quando sei responsabile dei test Q36.5?
Senza dubbio, le scarpe Unique Pro. È stato il processo più lungo. Poche cose sono più personali del piede di un ciclista, il che ha reso le esigenze molto variegate. Le modifiche non si potevano fare da un giorno all’altro – bisognava aspettare la successiva produzione. Una grande sfida per tutti i coinvolti.
Qual è il tuo capo Q36.5 preferito di sempre?
Difficile sceglierne solo uno, ma direi i pantaloncini Dottore Pro.
Sono diventati il mio riferimento: mi calzano perfettamente, sono leggerissimi, hanno un fondello ben posizionato, offrono un leggero supporto muscolare grazie alla compressione e si asciugano in fretta.